David Bowie e l’UFO crash del 1974

1974. Vi fu un presunto UFO crash non ancora provato, annunciato due volte dalla stazione TV di Detroit. La prima trasmissione, fatta alle ore 18:00, annunciava che un UFO con 4 alieni a bordo era stato intercettato dall’USAF (United States Air Force) e si era schiantato nella zona.

Due ufologi, tra cui Kevin D. Randle, che insieme hanno scritto il famoso libro ‘A history of UFO-crashes’, indagarono e scoprirono che il fatto era annotato nella biografia della ex-moglie di David Bowie, Angela, che, parlando di un tour della rockstar a Detroit, quell’anno, accennò all’UFO-crash di cui sopra.

Secondo lei l’USAF, dopo aver intercettato quell’UFO in avaria, non aveva più saputo nulla, né se era stato costretto ad atterrare, o se fosse esploso in cielo, o che altro. Né se i suoi occupanti fossero morti o vivi, o comatosi, benché si sapesse che erano in 4.

Il telegiornale delle 18:00 confermò l’atterraggio, ma non specificò dove avvenne e fece il possibile per evitare il panico generale negli abitanti. Il telegiornale delle 23:00 annunciò che tutto era una balla. Nessun UFO era atterrato da nessuna parte, né fu mai intercettato da nessuno. Un cover-up magistrale! Difficile fu capire cos’era davvero successo quel giorno.

Ma un documentarista del gruppo di Bowie, Alan Yentob, aveva filmato tutti i telegiornali precedenti, in cui non si negava la cosa.

David Bowie e l’UFO crash

David Bowie e l' ufo crash del 1974
David Bowie

David Bowie (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016) sapeva che gli alieni erano attivi sul nostro pianeta, ecco perché tutto il suo gruppo era sul chi va là, pronto a guardare il cielo di notte. Si era messo in testa di parlare del telegiornale delle 18:00 durante il suo show all’arena di Cobo, a Detroit, convinto che l’energia così creata avrebbe raggiunto gli alieni rendendoli edotti di cosa succederebbe qui se un UFO cadesse.

Poi cadde in stato non-comunicativo, annegò nella coca, e la moglie, incazzata, mollò tutti a metà strada e se ne andò. A ben guardare questa parte della biografia della ex-moglie di Bowie è tutt’altro che campata in aria. Len Stringfield scrisse sul suo libro ‘Crash retrievals‘, che nella primavera 1975 Bette Shilling gli aveva riferito che un suo amico dell’USAF le aveva detto di aver letto un messaggio codificato di un UFO crash.

Due dei 4 alieni a bordo erano defunti, il terzo era vivo. Il messaggio era stato inviato da una stazione di Detroit e spedito all’ufficio del comandante di una base chissà dove nell’Ohio. (v. Kevin D. Randle ‘A history of UFO crashes’).

Sfortunatamente Randle non specifica dove aveva ricevuto questi dati. Forse la Shilling gli aveva detto che era avvenuto nella primavera del 1975. Stringfield stesso non era stato preciso nel suo libro, uscito di stampa. Probabilmente, oggi come oggi, è più veritiero il racconto che fa Angela Bowie.

Ci sono altri fatti. I media locali avevano scritto che durante quel concerto di Bowie al vecchio Michigan Palace, c’era stato un UFO crash, ma forse si erano sbagliati con la dichiarazione che fece Robert Carr sul crash nel deserto Mojave nel lontano 1948.

L’USAF negò tutto, come al suo solito. Difatti l’agenzia di stampa di Detroit, aveva pubblicato un articolo il 19 ottobre 1974 scritto da Tim McNulty (Free Press Staff Writer) che un portavoce dell’USAF negava che avevano 12 alieni surgelati in un palazzo segreto alla base di Wright-Patterson, a Dayton, Ohio. Le voci secondo cui degli alieni bassi 3 piedi, muscolodi, e capelli a spazzola, si erano schiantati nel deserto di Mojave la settimana precedente, erano solo voci, che poi erano aumentate dalla radio CKLW.

Migliaia di chiamate erano state fatte ai media, ma tutto era infondato. Era partito tutto da Robert Carr. I cadaveri degli esseri, biondi, occhi blu, si diceva fossero conservati presso il Building 18 alla suddetta base aera.
L’ufologo Carr affermò che l’UFO si era schiantato nel deserto Mojave nel 1948 e gli alieni, biondi con occhi azzurri, erano rimasti uccisi perché l’abitacolo si era decompresso per via di un foro al vetro.

Il presidente Ford voleva raccontare la storia prima di Natale ed aveva tenuto tutto segreto per evitare il panico negli USA. Carr, 65 anni, è un professore in pensione di comunicazione di massa alla State University of South Florida ed ha studiato UFO-crashes per 25 anni.

La stazione radio CKLW aveva soffiato sul fuoco ed aveva poi detto anche che c’era stato un altro crash nascosto dall’USAF avvenuto negli ultimi 2 giorni in un campo ignoto della Georgia, stando ad una fonte anonima dell’USAF stessa.

La prima dichiarazione era stata messa nel libro di Frank Scully ‘Behind flying saucers’ (1953), ma gli ufficiali dell’USAF lo attribuirono ad un libro di fantascienza del 1966 chiamato ‘The Fortech Conspiracy’, riferendosi alle ricerche tecnologiche fatte alla base di Wright-Patterson dal Dr. Abraham R. Liboft, capo del dipartimento di fisica dell’università Oakland, a Rochester.

Costui aveva ammesso visite occasionali di alieni alla terra, ma aveva sconfessato la dichiarazione di Carr perché si rifaceva troppo alla moderna tecnologia e trasporto per esser vera. Disse infatti egli:

– Se esseri venissero da altri spazi non userebbero le nostre astronavi o corpi come i nostri. Se uno proviene da una società molto avanzata. Qualora entrassimo in contatto con chiunque sia là fuori, sarebbe molto diverso da noi -.

Anche se la VHS di Alan Yentob suggerisce ben altro, questa parrebbe la genesi di tutta la storia. Pare improbabile che una dichiarazione di un UFO crash allora non fosse stato insabbiato nei giornali di Detroit quando invece quella di Carr.

A cura di Ufoalieni.it

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