Ultimo libro di Mauro Biglino: La Bibbia non l’ha mai detto

Mauro Biglino è uno scrittore italiano, ha collaborato come traduttore di ebraico biblico con le Edizioni San Paolo eseguendo la traduzione interlineare di diciassette libri del testo masoretico della Bibbia.

Mauro Biglino è noto per lo più come autore di libri sulla Bibbia in cui da un lato contesta l’attendibilità della stessa e dall’altro desume da essa ipotesi inseribili nel filone del neoevemerismo, della paleoastronautica e del creazionismo non religioso; è inoltre coautore di fumetti basati sui suoi libri.

Ultimo libro di Mauro Biglino

Mauro Biglino – La Bibbia non l’ha mai detto Presentazione Libro Inedita.

Qui il libro ►”La Bibbia non l’ha mai detto. Perché la legge di Dio non deve diventare la legge degli uomini“.

L’ultimo libro di Mauro Biglino è l’ennesimo capolavoro e si propone in un percorso insolito specie per chi abbia familiarità con i testi di Mauro Biglino.

Non si troveranno esclusivamente passi dell’Antico Testamento riproposti secondo la traduzione letterale dall’ebraico: o meglio, si troveranno anche riferimenti di questa natura, ma inseriti per la prima volta in un discorso nuovo e diverso.

La novità si riferisce al fatto che saranno richiamati libri e versetti biblici, perché a questi è attribuito, nella costruzione teologica, un significato normativo, capace di condizionare, guidare, orientare il comportamento dei consociati – e il legislatore in particolare -, secondo l’interpretazione dogmatica, teologica e filosofica, in molti ambiti del vivere civile, specialmente quelli più esposti a possibili domande su questioni spinose.

Ci riferiamo qui a quei contesti “eticamente problematici“, che hanno a che fare con momenti centrali dell’esistenza umana, rispetto ai quali sono possibili differenti corsi d’azione e relative scelte fortemente segnate da valori.

Di tali questioni metteremo in evidenza la rilevanza sia in ambito giuridico (molte di esse sono state nomiate dal legislatore con interventi, leggi ecc.; altre, invece, pur sotto la lente d’ingrandimento del dibattito parlamentare, non sono ancora state disciplinate dal diritto), sia nel campo della riflessione morale (che può subire influenze di carattere religioso o anche derivanti da elaborazioni etiche non necessariamente connotate dalla fede).

Porremo anche all’attenzione del lettore come il diritto – quello italiano in particolare – continui a essere influenzato, se non addirittura condizionato, da alcune “morali particolari“, cioè da alcuni indirizzi morali spesso contrassegnati da marcati contenuti confessionali. Senza girarci troppo intorno, si discuterà dell’influenza che ancora oggi la teologia confessionale (prevalentemente, ma non esclusivamente, cattolica) esercita, direttamente e indirettamente, su temi che devono essere affrontati anche in ambito giuridico.

Questa parte è affidata al lavoro di Lorena Forni. Fin qui non sembra ancora essere emersa la connessione con Mauro Biglino e con il suo peculiare approccio al testo biblico.

La particolarità di questo lavoro comune risiede nel fatto che, specie sui problemi eticamente sensibili, si metterà in luce come proprio sulle questioni di “etica e di bioetica contemporanea” l’impostazione teologica tradizionale voglia estendere i propri contenuti – fino a predicarne l’imprescindibile rilevanza – anche al mondo del diritto, sostenendo che le regole da tenere presente per la trattazione di certi argomenti possano essere ricavate dalle Scritture.

La novità dell’ultimo libro di Mauro Biglino – e la differenza con altri precedenti – consiste in questo: abbiamo lavorato, attraverso analisi di carattere teorico-giuridico e filologico-letterale per quanto concerne la traduzione, sulle argomentazioni e i ragionamenti utilizzati per ricavare regole (morali e giuridiche) dai testi della Bibbia e sui significati che dai diversi approcci si possono trarre.

Dopo un primo capitolo che precisa termini, significati e contenuti generali del percorso proposto, abbiamo raccolto e organizzato per “temi” alcuni ambiti specifici, eticamente contrastati (il cosiddetto “inizio vita”, con particolare attenzione alla procreazione medicalmente assistita e all’aborto; e il “fine vita”, con l’obiettivo puntato sul tema dell’eutanasia), che, secondo quanto sostenuto in contesto di bioetica confessionale, troverebbero la “regola” o la “soluzione” nella parola di Dio.

 

Sappiamo bene – come Biglino ha documentato in tanti suoi scritti – che, a seguito di numerosi interventi, aggiunte, interpolazioni, riscritture, i testi dell’Antico e del Nuovo Testamento sono stati oggetto di attribuzione di significato teologico, presentato oggi come “il solo, vero, unico, autentico” significato delle Scritture.

Il significato teologico è inoltre ritenuto il più importante, anche in relazione alle conseguenze che avrebbe se i suoi concetti venissero presi in toto e declinati in norme, soprattutto in relazione ai problemi “eticamente sensibili” o, in generale, ad aspetti dal forte impatto umano ed esistenziale, che possiamo chiamare “problemi di bioetica contemporanea“.

Accanto a questa modalità di rapportarsi ai testi, di leggere e interpretare la Bibbia, ne abbiamo proposta una diversa, ma con pari dignità.

È il punto di vista laico, vale a dire, a prescindere dal merito della discussione sulla laicità (che sarà comunque trattata nel primo capitolo), una prospettiva che non aderisce a nessuna morale sostanziale e che pertanto si discosta da quelle di carattere religioso.

Ultimo libro di Mauro Biglino: La Bibbia non l’ha mai detto

Inoltre, abbiamo “fatto finta” che i testi originali, scritti in ebraico, abbiano voluto comunicare primariamente ciò che è stato messo per iscritto, considerando quindi il loro significato letterale.

E abbiamo fatto finta che, quando si trova scritto un certo contenuto, il primo significato utile da attribuirgli sia quello che ‘letteralmente” emerge dal testo, senza precludere che altri possano esservi sovrapposti, ma nella consapevolezza che almeno il significato letterale è il primo che non può essere tralasciato, facendo bene attenzione a distinguerlo da altri di matrice diversa (teologica, esoterica, simbolica, allegorica), innestati in momenti differenti e per diverse finalità.

Abbiamo poi messo a confronto il contenuto prescrittivo che tradizionalmente si attribuisce ai passi biblici, specie quando è usato per orientare certe scelte normative, col senso che emerge da una lettura letterale, per capire se, e in che misura, il significato tradizionale si avvicini o si discosti da quello del testo ebraico.

Il lettore si troverà di fronte un testo originale, che ha una costruzione articolata. Troverà anche trattazioni a cui, in genere, è poco abituato. Si è cercato, comunque, di giungere a un punto di equilibrio tra la “tecnicità” che occorre per esaminare alcuni profili e la necessità di rendere fruibile il discorso.

Semplificare, tuttavia, comporta sempre una responsabilità, cioè lo sforzo di chiarire il più possibile parole, temi, riflessioni… senza deformare i contenuti e senza banalizzare gli argomenti affrontati.

Fonte: La Bibbia non l’ha mai detto.

A cura di Ufoalieni.it

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