Ufo che guidò i Re Magi

Dopo aver visto Mosè sul monte Sinai parlare con l’Elohim Yahweh, in seguito interpretato con il nome di Dio, un altro tema controverso è rappresentato dalla famosa cometa che guido’ i Magi dell’oriente.

La stella di Betlemme era forse un UFO?

A questa domanda cercheremo di rispondere in modo esauriente negli articoli che seguono. Uno dei migliori lavori in questo campo è la pubblicazione “Sacerdoti o cosmonauti“?, di Andreas Faber Kaiser.

Ne estrapoliamo il brano dedicato a questo enigma, che mette in relazione la “stella di Betlemme ed elementi chiaramente biblici con gli extraterrestri; se la stella era in realtà un UFO, chi decise di porla da guida ai Re Magi?..

Ufo che guidò i Re Magi

i re magi e ufo

Come si osserva nei Vangeli, la cometa di Betlemme è una stella che si muove e che ad un certo punto si ferma.

Non e strano che una stella stia apparentemente “ferma” nel firmamento, come sono del resto quelle che vediamo normalmente, né è sorprendente il fatto che si muova, come accade per le stelle cadenti o le comete. Ciò che realmente sorprende e che una stella faccia ambedue le cose.

E che, oltre a questo, dimostri di essere intelligente:

Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino“. (Matteo. 2.9)

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce..” (Luca. 2,9)

Queste citazioni bastino a segnalare la somiglianza tra l’ambientazione di questa scena e quella delle apparizioni mariane, con le conclusioni che se ne possono ricavare, tenendo conto anche di ciò che diremo a proposito di alcuni passaggi della Bibbia.

L’ “angelo” annunciò la nascita di Gesù. Ma ritorniamo alla stella cometa.

Viasheslav Zaitssev cita la “Narrazione dei Re Magi” (libro apocrifo, scritto probabilmente in latino a metà del secolo III e tradotto più tardi in altre lingue) in una versione del XV secolo, nella quale è scritto che “per un giorno intero, senza perturbare il cielo, la stella si fermò sopra il monte Wans”, e riferisce anche di alcuni libri secondo i quali Gesù Cristo sali su quella stella.

gesu crsito sulla stella cometa

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“Ma quella stella non assomigliava all’astro che troviamo raffigurato nelle chiese dei nostri paesi; aveva le ali, come le aquile, e lunghi raggi che la facevano “ruotare in circolo” ogni volta che scendeva verso il monte Wans”.

La Chiesa stessa è convinta di questo.

Nella prefazione, il professor Antonio Murziani cita un episodio che sarebbe accaduto nel 1961 all’allora pontefice Giovanni XXIII: «Papa Roncalli, passeggiando nei giardini di Castelgandolfo, insieme col suo segretario monsignor Capovilla, fu avvicinato da un essere alieno, simile a noi terrestri, sceso da un disco volante, atterrato insieme a altri nelle estreme vicinanze.
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Secondo i cronisti del periodo, Papa Giovanni si avvicinò a quell’essere e parlò con lui. Alla fine dell’incontro disse a monsignor Capovilla: “I figli di Dio sono dappertutto, anche se, a volte, abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri fratelli”. Parole mai smentite dall’ormai scomparso cardinale monsignor Capovilla”.

Perché il racconto dei Magi è stato inserito nella nascita di Gesù.

Matteo è l’unico fra i quattro evangelisti canonici a parlare dei magi. Anche il Protovangelo di Giacomo lo segue però in questa narrazione, e anche un altro apocrifo, il Vangelo dello Pseudo-Matteo. Si tratta di un’evidente leggenda, non di un fatto storico.

È tuttavia importante il motivo per cui Matteo inserisce questo racconto. La parola magos (al plurale magoi) secondo Erodoto stava a significare un uomo saggio o anche un saggio sacerdote (persiano o babilonese) esperto in astrologia, interpretazione dei sogni e altre arti occulte.

Lo storico Flavio Giuseppe, ebreo contemporaneo del Vangelo di Matteo, usa spesso il termine in senso positivo. Per esempio nell’episodio in cui Daniele (2,31 sgg.) alla corte di Nabucodonosor riesce a interpretare il sogno del re che i suoi profeti e maghi (magoi, la stessa parola usata da Matteo) non erano riusciti a decifrare pur essendo sapienti e a ciò deputati.

La vicenda dei magi è, da alcuni punti di vista, una controstoria dell’episodio di Daniele. Il re babilonese, responsabile della distruzione del Tempio di Gerusalemme (non lo dimentichiamo!), ha un sogno nel quale è prefigurata la monarchia di Israele che dominerà il mondo dopo gli imperi dei gentili (i Cosiddetti pagani).

Al re Erode, invece, non arriva alcuna rivelazione, né da un sogno né dai teologi di Gerusalemme. La ricevono invece proprio gli eredi di quei magoi che erano stati incapaci di interpretare il sogno di Nabucodonosor riguardante l’avvento del ragno di Dio e la fine del regno dei pagani.

Quel sogno si realizza ora. Matteo dice infatti chiaramente che il Gesù neonato è “il re dei Giudei” ed è il “messia“. E non è solo Erode a essere preoccupato dalla nascita del re dei Giudei, ma “tutta Gerusalemme”. Matteo insiste sul fatto che tutta Gerusalemme è contraria al fatto che Gesù diventi il re dei Giudei ed è corresponsabile della strage degli innocenti che Erode ordina per ostacolarne il possibile regno.

Sempre secondo Matteo un episodio analogo sembra ripetersi durante la passione di Gesù, quando «tutto» il popolo di Gerusalemme chiederà a Pilato di crocifiggerlo a costo di dover subire la vendetta di Dio.

Infatti, anche quella versione dei fatti è inattendibile, compresa l’orribile concezione di un Dio vendicativo. Matteo ha anche un altro intento citando l’episodio dei magi: vuole mostrare che la rivelazione riguardante Gesù come re dei Giudei e messia è stata affidata a sacerdoti e sapienti non ebrei.

In tal modo giustifica il fatto che quel messaggio, che Gesù aveva indirizzato solo agli ebrei, dopo la sua morte può essere diffuso a tutte le genti. Alla fine del vangelo è scritto proprio così:

«Andate e battezzate tutte le genti». La storia dei magi ha avuto una grande risonanza nella tradizione cristiana. Francesco Scorza Barcellona, dell’Università di Roma, ha dedicato molti studi alla vicenda dimostrando, fra l’altro, che anche Marco Polo, raggiunta una zona dell’Asia centrale, vi ha trovato un racconto della storia dei magi elaborato e modificato da alcuni cristiani per giustificare la loro presenza all’interno di popolazioni dedite a una diversa religione. Fonte: Inchiesta su Gesù

A cura di Ufoalieni.it

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Fondatore del sito Ufoalieni.it e della pagina facebook: Ufo e Alieni nuove rivelazioni.

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