I robot nei tempi antichi: le macchine degli Dei

C’erano robot con intelligenza artificiale nei tempi antichi? I miti e le leggende sulle misteriose macchine Androidi sono solo un prodotto dell’immaginazione umana?

Faremo una breve rassegna della mitologia ancestrale dal punto di vista tecnologico e alla luce dell’ipotesi degli antichi astronauti.

Gli storici, di solito, tracciano l’idea degli automi nel Medioevo, quando furono inventati i primi dispositivi di movimento automatico; ma il concetto di creature reali e artificiali risale ai miti e alle leggende di migliaia di anni fa.

I robot: macchine degli dei

robot

Grecia antica

L’intelligenza artificiale, i robot e gli oggetti che si muovono da soli, compaiono nell’opera degli antichi poeti greci Esiodo e Omero, che vissero tra 750 e 650 anni prima di Cristo. Ad esempio, la storia di Talos, menzionata per la prima volta intorno al 700 aC da Esiodo, offre quella che potrebbe essere descritta come la concezione di un robot.

Il mito descrive Talos come un gigantesco uomo di bronzo costruito da Efesto, fabbro e dio greco dell’invenzione. Talos fu incaricato da Zeus, il re degli dei greci, di proteggere l’isola di Creta dagli invasori. Marciava tre volte al giorno attorno all’isola e lanciava pietre contro le navi nemiche in avvicinamento.

Al suo centro, il gigante aveva un tubo che scorreva dalla sua testa a uno dei suoi piedi che trasportava una misteriosa fonte di vita degli dei che i Greci chiamavano ichor. Un altro testo antico, Argonautica, risalente al terzo secolo a.C., descrive come la maga Medea sconfisse Talos rimuovendo un bullone alla caviglia e lasciando fuoriuscire l’ichor.

Il mito di Pandora, descritto per la prima volta nella Teogonia di Esiodo, è un altro esempio di “essere artificiale“. Anche se, molte versioni successive della storia descrivono Pandora come una donna innocente che, inconsapevolmente, ha aperto una scatola del male. L’originale di Esiodo,invece, descrive Pandora come una donna malvagia artificiale costruita da Efesto e inviata sulla Terra, per ordine di Zeus, per “Punire gli umani” per aver scoperto il fuoco.

Oltre a creare Talos e Pandora, il mitico Efesto, realizzò altri oggetti che si muovevano da soli tra cui una serie di servitori automatici, fatti d’oro con esembianze di donne. Secondo il racconto di Homer sul mito, Efesto diede a queste donne artificiali “la conoscenza degli dei” (intelligenza artificiale?!).

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LE ANCELLE D’ORO:

Il seguente passo dell’Iliade che descrive l’episodio delle ancelle d’oro di Efesto sembrerebbe testimoniare proprio questo:

“… ancelle d’oro
simili in tutto a giovinette vive
venivan sorreggendo il lor signore;
ché vivo senso chiudon esse in petto,
e hanno forza e favella, e in bei lavori
instrutte son dagl’immortali Dei.”
[Iliade, XVIII]

I punti in comune, che richiamerebbero il concetto moderno di robot sarebbero molti:

1. Assomigliano a “giovinette vive”, in grado quindi di muoversi autonomamente e di essere coscienti;

2. Il fatto di possedere “ché vivo senso chiudon esse in petto”, sembrerebbero collocare questo tipo di automi un gradino sopra il semplice automa ma porli a livello di veri e propri robot, perché in grado di essere “senzienti”;

3. Possiedono “forza e favella”: pertanto sono state progettate per effettuare lavori “pesanti” che richiedono un certo sforzo ed essendo capaci di parlare testimonierebbe la capacità che questi automi fossero in grado di interagire con gli “Dei”, andando ben oltre un semplice strumento; Anche il verso “da soli entrassero ai concilii degl’immortali” significherebbe che avevano una propria autonomia nello svolgere i compiti, non trainati, non spinti da nessun essere esterno.

4. “In bei lavori instrutte son dagl’immortali Dei”: gli automi sembrano essere stati non solo progettati, ma sembrano essere stati dotati di capacità che permettesse loro di essere istruiti dagli stessi Dei ( prima forma di programmazione? Robotica?).

5. Il chiaro riferimento al fatto di essere state forgiate in tutto e per tutto a figure pseudo antropomorfe: di aspetto gradevole, vicino alla figura fisiognomica del proprio creatore (ancelle d’oro simili in tutto a giovinette vive), il che li farebbero assomigliare a veri e propri robots.

I TRIPODI

Nello stesso episodio, ovvero quando Teti reca visita ad Efesto nella sua fucina, egli stava lavorando a

“… venti tripodi ei forgiava
per collocarli lungo le pareti
dell’aula ben costrutta; e avea disposto
sotto i loro piedi rotelline d’oro,
perché da soli entrassero ai concilii
degl’immortali, e poi, mirabil cosa
ritornassero all’aula.”

differenziano le ancelle d’oro, ovvero degli automi dotati di 3 piedi e muniti di ruote (quindi non di forma teoantropomorfa), da utilizzare come una sorta di aiutanti meccanici che potessero essere utilizzati da tutti gli dei durante le loro riunioni.

Questo, forse, è il risultato di un intervento di ingegneria genetica e più nello specifico quello che oggi verrebbe definita una procreazione assistita? E’ possibile che, anche in questo caso, si possa andare oltre il semplice mito?

Cina antica

Si dice che Chi You ha avuto un corpo umano, quattro occhi e sei zampe. Un rigonfiamento, come se fosse un’antenna, gli usciva dalla testa. Secondo il libro Shuyiji (述 異 記), i suoi ottantotto fratelli avevano la stessa forma animale, ma con una testa di bronzo e ferro. Tutti “nutriti” con rocce e sabbia.

Chi You è stato giustiziato dal mitico imperatore giallo Huangdi, dopo un’epica battaglia con un drago dove furono usati poteri magici e “raggi di tempesta” come armi. La sua testa fu sepolta dai suoi seguaci in una grotta, dove fu adorato dalla gente del posto. Di tanto in tanto la sua tomba irradiava una nuvola rossa.

L’imperatore Huangdi aveva un drago alato di nome Huang Ti, il cui corpo brillava come metallo. Ma, benchè avesse le ali, questo drago poteva volare solo con le giuste condizioni meteorologiche.

La leggenda narra, ad esempio, che un giorno l’imperatore salì “a bordo” della creatura, ma non riuscì a decollare a causa di un uragano, situazione molto strana considerando che i draghi erano considerati protettori della pioggia e vento.

L ‘”anomalia” descritta nel paragrafo precedente può essere compresa sotto la visione tecnologica, che considererebbe il “drago” come una sorta di prototipo di macchina volante. Secondo antiche testimonianze, questo “drago”, poteva trasportare fino a settanta passeggeri nei loro “baffi”.

L’antico sumero

Questa è probabilmente la menzione più remota e distante di un robot. E se torniamo al passato più lontano, sorgono inevitabilmente Sumeria e l’Epica di Gilgamesh. Gilgamesh era un re semi-divino di Uruk. Era considerato “due terzi divino e un terzo umano”, ciò non gli assicurava l’immortalità e quindi, di fronte all’incertezza, decise di cercarlo da solo. Fortunatamente, Enkidu, ex rivale diventato amico, sapeva come raggiungere la dimora segreta degli dei.

Enkidu disse a Gilgamesh di aver vagato per un po ‘sulla montagna di cedri e di conoscere l’ingresso sotterraneo che conduceva alla residenza del dio Shamash. Ma lo avvertì del pericolo davanti a cui si sarebbe trovato una volta arrivato. Infatti, un mostro minaccioso sorvegliava l’ingresso degli dei: Huwawa, “il guardiano dell’entrata di Shamash“.

Ecco come Enkidu descrisse il mostro: «Huwawa è una macchina straordinariamente costruita. Il suo ruggito è come un diluvio, la sua bocca è fuoco, il suo respiro è morte … Puoi sentire una mucca muoversi a sessanta leghe e la sua rete può catturare da una grande distanza … La debolezza si impadronisce di coloro che si avvicinano alle porte della foresta» .

Enkidu descrive ciò che ora potremmo considerare come una specie di robot, con sistemi radar e dotato di armi che lanciano fuoco, gas radioattivi e campi magnetici paralizzanti. Essendo spaventato, Gilgamesh, avrebbe chiesto al suo amico di accompagnarlo per combattere insieme e stare davanti alla dimora segreta degli dei, per rivendicare l’immortalità legittima che credeva appartenesse a lui per avere sangue divino.

Dopo aver percorso una lunga distanza verso ovest ed entrare nella foresta, Enkidu riuscì a trovare la porta ma, quando provò ad aprirla, una forza invisibile lo scosse con una scarica violenta che lo fece volare in aria; ciò lo ha paralizzato fisicamente per dodici giorni. Quando alla fine si riprese, cercò di convincere Gilgamesh a tornare ma fu vano.

Il monarca era determinato a trovare l’immortalità, quindi andò avanti e trovò un tunnel d’ingresso. Quando iniziarono a rimuovere alberi e pietre per accedere all’interno, apparve il mostro Huwawa.

«Il suo aspetto era potente. I suoi denti erano come quelli di un drago, la sua faccia come quella di un leone, ma ciò che più spaventava era il suo raggio radioso, emanato dalla sua fronte, divorava alberi e cespugli e nessuno poteva sfuggire alla sua forza omicida».

Huwawa ha tracciato un percorso di distruzione con il suo raggio killer, che potrebbe essere una sorta di raggio laser a lungo raggio. Tuttavia, già temendo il peggio delle finali, gli eroi hanno ricevuto aiuto dall’alto. Il dio Shamash, a bordo della sua nave volante, “sollevò un vento” che raggiunse gli occhi del mostro e lo paralizzò.

Fù in quel momento che Gilgamesh colse l’occasione per portare a terra Huwawa. “I cedri hanno risuonato per due leghe, così pesante è stata la caduta del mostro.” Alla fine, Enkidu diede il colpo di grazia a Huwawa.

Mauro Biglino – Theoi, Elohim, Robot E Le Fanciulle Dalla Pelle Di Metallo

Tutti questi miti e leggende sono il prodotto dell’immaginazione umana nei tempi antichi? O c’è qualche realtà? Lasciaci il tuo commento qui sotto.

A cura di Ufoalieni.it


Resources

Iliade (Monti)/Libro XVIII (Italian Version)
https://it.wikisource.org/wiki/Iliade/Libro_XVIII

Ιλιάς/Σ (Original Version)
http://el.wikisource.org/wiki/Ιλιάς/Σ

Huangdi lotta contro Chiyou 黃帝大戰蚩尤
https://www.kidshoubo.it/2016/09/12/huangdi-lotta-contro-chiyou/

Epopea di Gilgameš
https://www.homolaicus.com/storia/antica/gilgamesh/sintesi.htm

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